Il giro lungo

Tra i tanti avventurieri dei quali apprezzo lo spirito nell’affrontare le imprese c’è sicuramente Sean Conway, un mio coetaneo che già ne ha una discreta collezione. Uno dei suoi consigli, che mi riservo di seguire con perizia, è quello di mettere in pubblico i propri programmi appena possibile.
Di certo ci saranno una serie di persone che ne diranno di tutti i colori in merito, tuttologi e menagrami si esprimeranno negativamente e diranno le peggio cose per screditare o dissuadere ma ci sono delle buone ragioni per rendere pubbliche le proprie intenzioni. In primo luogo, una volta fatta la sparata, il grado di determinazione sarà molto più alto e ci sentiremo in dovere di portare a termine quello che abbiamo promesso. Rendere pubblica la propria intenzione la renderà ulteriormente più eccitante dato che oltre ad un’infinità di commenti negativi ci sarà anche un gruppo di persone che ti supporteranno e cercheranno di rendersi disponibili ad aiutarti nel tuo progetto.
Non c’è quindi tempo da perdere ed è giunto anche per me il momento di annunciare quale sarà il mio prossimo progetto a lungo termine: il giro lungo.
L’avventura di questa estate alla North Cape – Tarifa sarà la prova generale per quello che sarà il giro del mondo in bicicletta e non resta che da decidere se partire in single speed o farla davvero grossa ed azzardarla direttamente in scatto fisso.
Come si organizza un progetto di queste dimensioni lo scopriremo assieme, comincerei dall’analisi dei precedenti, proprio recentemente un nuovo record è stato stabilito a 79 giorni da Mark Beaumont, un altro ciclista ed avventuriero che ha messo in fila una rispettabilissima serie di imprese ragguardevoli.
Come si organizza un progetto di queste dimensioni lo scopriremo assieme, comincerei dall’analisi dei precedenti, proprio recentemente un nuovo record è stato stabilito a 79 giorni da Mark Beaumont, un altro ciclista ed avventuriero che ha messo in fila una rispettabilissima serie di imprese ragguardevoli.
Mark ha sicuramente impiegato molto tempo ed energie nella pianificazione del suo secondo giro del mondo, per riuscire a realizzarlo in meno di 80 giorni ha sicuramente curato ogni dettaglio ed ogni metro del percorso.

https://en.wikipedia.org/wiki/Around_the_world_cycling_record

Quali sono quindi i requisiti per certificare un giro del mondo completo: il percorso dovrà includere quasi 29.000 chilometri da effettuare in sella ed un totale di 40.000 chilometri considerando anche gli spostamenti in aereo. Un ulteriore obbligo è di incrociare almeno due punti agli antipodi come ad esempio Madrid in Spagna e Wellington in Nuova Zelanda.
Dal 2012 inoltre si è aggiunto un altro “ostacolo” alla realizzazione di un nuovo record: mentre fino ad allora veniva valutato solo il tempo passato in sella senza tenere conto dei trasferimenti via aereo da un continente all’altro, oggi il cronometro non si ferma mai ed ogni tempo morto o ritardo andrà a sommarsi agli spostamenti in sella.
Il primo record verificato è stato quello di Nick Sanders nel 1981 che impiegò 138 giorni a percorrere l’emisfero Nord (22.000 chilometri), dopo altri vari tentativi ed il cambio del regolamento è l’inglese Mike Hall nel 2012 a segnare il record in modalità unsupported con 107 giorni, qualche mese dopo chiude il giro anche l’italiana d’adozione Juliana Buhring in 152.
L’anno successivo Mike darà vita alla Transcontinental Race e Juliana parteciperà alla gara. Nel 2014 parteciperanno assieme nella prima edizione della TransAmerica Bicycle Race chiudendola in prima e quarta posizione. Inutile dire che questa coppia di atleti ha influenzato abbondantemente il mio approccio al ciclismo ed all’avventura.
Sempre nel 2014 la nostra Paola Giannotti tenta di ottenere il record in modalità supported, purtroppo un incidente la costringe a quattro mesi di riabilitazione ed il tempo viene congelato per permetterle poi di riprendere dal punto dell’incidente, chiude in 144 giorni ma in molti storcono il naso.
Il balzo in avanti nella categoria maschile supported lo fa nel 2017 lo scozzese Mark Beaumont, seguito metro per metro da un team di supporto riesce a chiudere il giro sotto all’arco di trionfo a Parigi in 78 giorni. L’anno successivo Jenny Graham, una ragazza scozzese, guadagna il record femminile in 124 giorni senza supporto.

Questi sono stati gli attori che hanno espresso forza ed equilibrio mentale di volta in volta alzando l’asticella della performance, ma fra loro non figura Markus Stitz, tedesco che vive in Scozia. L’aria delle Highlands deve avere qualcosa a che fare con le prestazioni conseguite da questo terzetto perchè anche Markus ha un primato: il giro del mondo lui lo ha fatto in single speed, quindi senza il cambio, a cavallo fra il 2015 ed il 2016.

Ha fatto un giro un po’ particolare che non rientra nelle linee guida del record ufficiale, comunque è stato per me lo spunto per alzare l’asticella e cominciare a pensare al giro del mondo con una bicicletta molto semplice fino alla decisione ultima di compiere il giro in scatto fisso.
Quindi niente cambio di velocità e niente ruota libera, in pratica pedalerò ogni singolo metro del percorso, senza il lusso di poter riposare le gambe in discesa ma con il vantaggio di avere una pedalata più regolare e di poter usare le gambe stesse per rallentare la marcia.

Sono particolarmente affezionato a questo genere di biciclette, senza fronzoli e con pochi componenti, non necessitano nemmeno dei freni in quanto per rallentare il mezzo si esercita una resistenza al moto dei pedali che attraverso la catena sono solidali alla ruota posteriore.
Sono sempre stato affascinato dalle cose più semplici ma affidabili e dovendo scegliere un mezzo che mi accompagni in un’avventura attorno al mondo non credo di poter scegliere di meglio.

Trovata la tipoligia bisogna scegliere il modello; la maggior parte delle biciclette a scatto fisso ha delle geometrie volte alla prestazione nei velodromi, dove il pavimento è liscissimo parquet e la struttura della bici sarà pensata per trasferire la potenza del ciclista a terra nella maniera più efficiente possibile quindi:
– tubi di generose dimensioni e robustezza
– posizione in sella caricata sull’anteriore
– spazio tra gomme e tubi del telaio ridotti al minimo
– gomme di sezione ridotta
Tutte caratteristiche che non riflettono l’ideale della bicicletta da viaggio dove il comfort in sella ha la priorità.

C’è però un altro tipo di bicicletta sul quale conviene orientarsi, quella da ciclocross single speed, che è caratterizzata da una posizione in sella piuttosto aggressiva ma permette di alloggiare gomme più generose, ha più spazio tra telaio e gomme per evitare che si blocchino per il fango e predisposizione per l’installazione di freni anteriori e posteriori.Essendo biciclette da corsa in circuiti chiusi non avranno ne i fori per i portaborraccia ne la predisposizione per i portapacchi.



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