FoggyCat – 2018

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L’appuntamento annuale nella città più uggiosa non manca nemmeno quest’anno, il Gobbo e la sua cricca di fissati ferraresi ci radunano per la terza alleycat fra i canali della bonifica ed il centro storico.

Le scorse edizioni sono sempre state condite di prove divertenti ai check point di e scorribande lungo gli argini schivando le nutrie, che sono dei grossi toponi delle dimensioni di un gatto con le zampe palmate per chi non avesse idea di cosa sto parlando. Il primo anno ho corso con Sga, il secondo con Lucia, quest’anno sarà presente Eric, che ha appena avviato le pratiche di iscrizione alla Transcontinental Race della prossima estate ed anche Tomaso, che invece parteciperà alla NorthCape4000, una gara simile ma a percorso uguale per tutti dal lago di Garda fin su a Capo Nord, cercherò di correre con loro, sono curioso di vedere come se la cavano.

Vista la conformazione della città ed alla possibilità di fare lunghi tratti in fila indiana, effettuo solo una modifica alla GT: cambio il manubrio e stem passando dalla piega da corsa con una leva freno di emergenza ad un bullhorn con leva freno più comoda per una frenata di emergenza ed un controllo maggiore nelle eventuali sezioni in mezzo ai pedoni. Lascio invece le gomme sottili da 23 millimetri che sono sicuramente più scattanti delle 28 o 32 millimetri, nelle alleycat le ripartenze da fermo sono molto numerose, i cambi di direzione all’ultimo momento sono la norma e l’agilità nel traffico fondamentale, quindi mantengo queste coperture minimal a scapito del comfort.

In stazione sono l’unico al binario, assieme a Lucio saremo soli a rappresentare Bologna.

Arrivato a Ferrara bastano due pedalate per raggiungere il Motovelodromo Fausto Coppi, di recente apertura a cura degli Arieti che con l’aiuto di tutti i fissati locali hanno spinto per il restauro e la rimessa ad uso della struttura.

Seduto nel baule di una macchina il Gobbo raccoglie le iscrizioni e ci omaggia di un pregevole cavatappi tagliato al laser assieme alla spoke ed un paio di adesivi. Incontro subito Luca da Forlì con la sua Pinarello bianca, gli irriducibili Arieti, altri conosciuti recentemente a Torino alla FatAss che mi chiedono se mi sono ripreso dall’incidente, altri ancora conosciuti a Verona recentemente alla MurderOfCouriers.

Riccardo manda via i ragazzi dell’organizzazione verso i rispettivi check point, ci da le ultime raccomandazioni e ci fa disporre le bici in fila lungo un cancello per poi chiederci di allontanarci mentre posizionano i manifest con gli indirizzi tra le ruote.

Tre, due, uno e si parte. Corriamo a recuperare i fogli e cominciamo a buttare dentro gli indirizzi alle nostre applicazioni gps, i check sono undici, alcuni fotografici ed altri a con prova a sorpresa, il percorso “consigliato” compare sugli schermi dei nostri smartphone e uno dopo l’altro partiamo in varie direzioni differenti, ciascuno convinto che il giro giusto sia il suo.

Io come avevo in mente di fare mi aggrego a Tommaso ed Eric, assieme a noi partiranno Cecio e Michele che sono sicuramente più pratici della città e ci saranno di grande supporto logistico.

Sbagliamo subito direzione al primo incrocio e siamo costretti a qualche centinaio di metri extra per arrivare al primo check point dove veniamo costretti a fare un po’ di flessioni e a disegnare su un quadernone le nostre rispettive biciclette. Purtroppo ci comunicano subito che abbiamo cominciato il giro dal check “sbagliato”, quindi il giro per noi sarà più lungo e dovremo pestare un po’ più forte per recuperare.

Fatta la prova, timbrato, due rettilinei e siamo al secondo check dove due ragazze armate di rossetto si divertono a minare la nostra virilità.

Tentiamo di recuperare tempo alternandoci in testa al trenino imbellettato, che ora è anche più lungo dato che abbiamo rimediato un altro paio di vagoni per strada.

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Dopo un check fotografico, un altro con una prova di abilità manuale: arrotolare una sigaretta, compito semplice per alcuni ma complesso per altri e perdiamo un paio di vagoni.

Finiamo poi su una strada ghiaiata verso il check successivo, questa volta alcolico ed inebriati dalla prova decidiamo di proseguire sulla ghiaiata per tagliare ed accorciare il giro. Nonostante i chilometri di ghiaione le gomme sottili che ho deciso di montare tengono botta anche se in curva devo rallentare molto e per recuperare pattino col posteriore che perde aderenza. Mentre siamo alle prese con questo tratto impervio e poco adatto alle nostre bici da pista veniamo sverniciati da Luca che sta girando da solo e ci supera in velocità.

Ci agganciamo dietro e non lo molliamo fino al check successivo dove veniamo invitati ad arrampicarci su per una lunga scalinata con la bici in spalla. Sempre dietro alla locomotiva forlivese ci lanciamo verso sud al campo da basket dove è il momento dei tiri liberi che con tutta l’adrenalina che abbiamo addosso non sono un compito facile. Ripartiamo in quattro lasciando gli altri al campetto, ci raggiungeranno al check successivo, anche questo alcolico.

Ci sembra di essere lenti e di aver sbagliato la pianificazione, tentiamo un azzardo buttandoci in statale con tutte le luci accese, almeno non avremo i semafori a rallentarci. Purtroppo un errore di valutazione ci porta a pochi metri dal check successivo che pensiamo di non poter raggiungere dato che è a un livello superiore rispetto alla sede stradale della statale, ci perdiamo in zona fiera ed incontriamo altre lucine lampeggianti disperse in zona nel tentativo di raggiungere l’indirizzo indicato. Dopo qualche minuto di valutazione torniamo indietro e ci buttiamo oltre il guard rail, il check è in vista e non saranno una discesa ed una rete a fermarci.

Timbriamo e via verso il check fotografico davanti al Burger King, ormai è buio ed il traffico sta aumentando visibilmente, filtriamo rapidi fra le colonne di macchine, sempre pronti a cambiare direzione e trovare un passaggio alternativo in caso di imprevisti. La capacità di trovare rapidamente soluzioni alternative è una caratteristica fondamentale che soprattutto quelli che corrono senza freni devono sviluppare bene e ci si trova nella perenne condizione di dover ipotizzare a ritmo serrato scenari multipli per uscire da eventuali situazioni pericolose.

Fatta la foto tocca all’ultima prova: fare una foto in compagnia di un kebabbaro e seguiamo Michele che ne ha già uno in mente lungo la strada verso il traguardo. E’ il momento dello sprint finale, ci spostiamo a doppia velocità e la concitazione è palpabile soprattutto quando troviamo il ristorante inspiegabilmente chiuso di sabato sera.

La velocità aumenta ancora e ci catapultiamo in ordine sparso verso il centro superando abbondantemente la linea di traguardo. Ci lanciamo fra i pedoni nella zona pedonale e subito ne appaiono due uno in fila all’altro, lasciamo le biciclette appoggiate per terra ed entriamo, c’è chi è titubante al dover chiedere una foto assieme al ristoratore, io senza fare troppi complimenti, spalle al bancone attiro l’attenzione e scatto, in pochi secondi sono entrato ed uscito.

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Davanti a me vedo solo Michele con la sua felpa catarifrangente che sfreccia fra le macchine zigzagando e mi lancio all’inseguimento, è questione di poche centinaia di metri quando un’automobile manca di darmi la precedenza e sono costretto ad una frenata di emergenza, per fortuna che la mattina avevo cambiato il manubrio con una leva agevole da azionare, altrimenti mi sarei bellamente ribaltato su quel cofano, lo sa bene Lucio che mi tallonava a pochi metri.

Riesco comunque a rilanciare abbastanza da arrivare assieme al gruppo, non so ancora bene che posizione ottengo ma non ha molta importanza, nel giro di un paio di minuti ecco sopraggiungere i padroni di casa: gli Arieti, con la loro divisa gialla.

Dentro al locale che ci ospita veniamo rifocillati a furia di pizzette e pandoro a ciclo continuo, ne approfitto per fare un’ultima foto con Eric, gli auguro di riuscire nella sua impresa estiva e spero che potremo essere assieme a fine Luglio in Bulgaria alla partenza e perchè no, ritrovarci a Brest in Francia alla fine di quella che sarà la sua prima gara di ultracycling a tutti gli effetti.

Tra una pizzetta ed un chinotto ne approfitto per scambiare due parole un po’ con tutti, i temi ultracycling e gravel vanno per la maggiore ed ho modo di proporre il mio punto di vista sugli aspetti tecnici e di approccio ad eventi particolarmente impegnativi.

Arriva il momento delle premiazioni e gli applausi scrosciano dopo ogni nome che il Gobbo snocciola dalla lista, ci sono le tre posizioni out of town, dedicate agli ospiti venuti da fuori città, le tre posizioni in town, dedicate agli indigeni, le prime tre donne ed un premio al disegno più bello fatto al check point.

Luca deve tornare a Forlì e passa rapidamente a salutarci tutti, a quel punto ne approfitto e gli chiedo un passaggio fino a Bologna. I miei saluti non sono rapidi come i suoi ma faccio il possibile per non farmi aspettare e nel giro di pochi minuti stiamo già caricando le bici in macchina.

Durante il viaggio di ritorno ne approfittiamo per aggiornarci sulle rispettive peripezie, del resto non ci vediamo dal Sabba dello Stirone del 2017, appena tornato dalla mia prima Tanscontinental ed anche quella volta avevo approfittato di un suo passaggio per andare a Fidenza a correre.

Il caldo dell’abitacolo mi concilia il sonno ed io chiudo gli occhi mentre racconto per poi rendermi conto che mi sono proprio addormentato. Arrivati al casello ci salutiamo alla prossima occasione, a dire il vero non so bene quale sarà dato che nel mio calendario eventi ho solo trail e gravel in programma. Speriamo che in primavera organizzino qualcosa, una gara sciocca in mezzo ai ragazzini a volte è quello che ci vuole per staccare un po’ dal tenore sesso fin troppo serio delle gravel impegnate e dei trail impegnativi.

Il tempo di pensare alla fortuna che ho di poter partecipare a questo genere di eventi, a quale serie infinita di coincidenze mi ha portato dove sono, e sono già arrivato a casa, quindi doccia e a letto, l’indomani toccherà mettere nero su bianco l’ultima garetta e già sto pensando a come attrezzare le Zydeco per la Randonnée del solstizio d’inverno dove mi troverò ad incontrare di nuovo tanti ex transcontinental races delle ultime edizioni, sarà come sempre una festa ritrovarci.

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