TigerCross a Vicenza – 2018

PRE EVENT – È arrivato l’autunno è con le foglie cadono anche gli ultimi baluardi di assennatezza, è tornata infatti la stagione delle sguazzate in mezzo al fango, delle gomme tassellate e dei costumi da supereroi.

E’ tornato il ciclocross single speed ed il prossimo week end raggiungerò quei buontemponi dei Tigers in quel di Vicenza per una due giorni all’insegna della goliardia ciclistica e della voglia di divertirsi assieme.

Siccome la settimana scorsa a Verona non sono riuscito a fare nemmeno un trasferimento a pedali, questa volta la pianifico bene e ci scappa anche un giorno extra in avvicinamento. Venerdì infatti mi avvicinerò all’evento facendo tappa a Rovigo a trovare il grande Nure, l’ideatore ed anima di Miss Grape, l’onnipresente marchio che siamo ormai abituati a vedere sulle borse da bikepacking ad ogni singolo evento, dalla Delta Gravel alla Transcontinental Race.

Da Rovigo mi sposterò un po’ più a nord fino a Monselice in modo da avvicinarmi alla meta del primo incontro con gli scalmanati del singolo pignone.

L’appuntamento è per mezzogiorno in modo da poter partire all’una per un giro tutti assieme, saranno 40 chilometri di passeggiata in fuoristrada e non so bene che gomme montare, mi piacerebbe mettere su le Vittoria Rubino Pro Endurance da 28mm che ho nuove nuove a casa, sarebbe l’occasione giusta per fare una bella recensione. Certo l’intaglio poco profondo sarebbe totalmente inefficace nel caso ci trovassimo a dover attraversare un tratto fangoso, ma montare delle tassellate per fare 600 chilometri in tre giorni su asfalto non mi sembra una gran idea. Bisogna che mi chiarisca al più presto.

Come bagaglio starò sul pesante: la prima notte sarò ospitato, la seconda in ostello a Vicenza mentre la terza non so bene, potrei trovare un passaggio dopo il pranzo e rientrare a Bologna oppure fermarmi da qualcuno o fare tappa da qualche parte, comunque mi ci vorranno almeno tre cambi invernali, quindi calzettoni e fondelli corti da indossare sotto dei pantaloni, maglie a maniche lunghe e felpa.

La bici è attrezzata con il toptube per gli attrezzi e la camera d’aria di riserva, la frame bag per la seconda camera d’aria di riserva che non si sa mai, power bank e cavi, il lock Abus Mini ed il kit da bagno.

Nella borsa sotto sella della Roswheel  ho invece infilato nell’ordine: il sacco a pelo invernale in un sacchetto di plastica separato, preferisco questa soluzione alla sua sacca cilindrica perchè lo tiene asciutto ed aiuta molto nella fase di inserimento adattandosi perfettamente alla pareti del fondo  della borsa sotto sella garantendo un “impaccaggio ” preciso che aiuterà a fare in modo che la borsa sotto sella non si dimeni forsennatamente pedalando in salita. Dopo il sacco ho messo i due paia di fondelli ed un paio di pantaloncini corti, due maglie a maniche lunghe, il telo e due paia di calzettoni dei quali uno impermeabile.

POST EVENT – Parto in direzione nord verso le undici, per non partire col freddo del mattino, la strada scorre rapida nonostante le gomme non siano proprio il massimo come scorrevolezza, ma il pensiero è già proiettato al primo appuntamento ed i chilometri passano svelti. Sono volutamente partito senza niente da mangiare nelle borse, sono certo che i fornai non mancheranno. Passò attraverso le pianure del Ferrarese, quelle dov’è ancora si stanno raccogliendo i cocci dopo l’ultimo terremoto, i cantieri sono comunque numerosi ed una casa alla volta stanno sistemando il salvabile. È’ uno scenario che mi emoziona sempre, mi fa pensare a quanto  spesso diamo per scontato quello che abbiamo è quanto ignoriamo il fatto che in pochi secondi potrebbe essere tutto svanito.

Attraverso paesino dopo paesino per arrivare a Ferrara, che costeggio e punto al ponte sul grande fiume, il Po, che valico sul ponte di Santa Maria Maddalena per poi immettermi sulla strada  alta dell’arto e nord, il vento è contrario dal primo metro e in questo frangente fa il suo lavoro di resistenza con eccezionale efficienza.

Si sale dritti sparati e nonostante la spianata infinita sembra di viaggiare perennemente in salita, una salita ventilata almeno. Sto per entrare a Rovigo quando mi accorgo che sto pedalando sul cerchio posteriore, la gomma nuova imperdonabile mi ha mollato così miseramente alla prima uscita, rattoppo al volo e riparto, in men che non si dica sono davanti alla vetrina di Miss Grape, Nure sta allacciando una borsa ad un prototipo al quale sta lavorando.

Ho conosciuto Nure alla partenza del mio primo giro lungo che non fosse su strada: era il Veneto Gravel, avevo la mia Geo comprata di seconda mano solo due giorni prima e nessuna esperienza fuori asfalto, mi approntavo comunque a percorrere più di 600 chilometri per un’avventura che avrebbe segnato l’inizio delle mie imprese fuori strada e dei successivi incontri con lo showman del bikepacking.

La passione che dimostra quel personaggio per il suo lavoro, la ricerca perenne di nuove soluzioni e nuovi materiali rispecchia molto il mio modo di lavorare e subito mi aveva incuriosito, le borse che avevo visto sotto le bici di Varanini e Porreca, due persone che hanno ispirato la mia voglia di  partecipare alla prima Transcontinental Race, erano delle Miss Grape in collaborazione con Pedaled ed è lì che ho conosciuto per la prima volta il marchio, allora il catalogo era molto sintetico mentre oggi ci sono un sacco di soluzioni innovative, ma quello che mi sorprende sono la quantità di progetti nuovi che mi capita di scorgere, e che mi danno il sapore della ricerca e sviluppo di un artigiano dedito al 100% alla sua arte.

Il motivo della mia visita non riesco nemmeno ad accennarlo, si parla di tecnica e di materiali, di viaggi e di altri atleti, e lo copio del mio passaggio passa in secondo piano. Morale della favola tra una chiacchiera e l’altra è tra una prova e l’altra  mi sono ritrovato con una borsa sotto sella Cluster da 13 litri al posto della mia. Farò una recensione del prodotto una volta avuto modo di fare un po’ di chilometri e di prove di carico, al momento tutto quello che stava nella borsa Roswheel entra alla perfezione nella nuova MissGrape, in più la forma a cuneo della parte anteriore da più spazio alle cosce, un problema che avevo con le altre borse provate fino ad oggi era infatti lo sfregamento che mi aveva sempre fatto desistere dall’utilizzo di questo tipo di borse per le avventure più lunghe.

Lascio Nure ai suoi impegni ma ormai è già buio e procedo a nord verso Monselice dove Diana, contattata tramite Warmshowers, mi ha farà trovare le chiavi di casa nascoste in modo che possa accedere e dormire a casa sua.

Dopo una bella pizza sono pronto per la doccia e qualche ora di sonno. L’occasione di poter trovare una casa accogliente, piuttosto che una stanza d’albergo, è davvero impagabile e seguendo le istruzioni della padrona di casa mi sento subito a mio agio, del resto Diana è abituata ad ospitare viaggiatori da ogni dove ormai da parecchio tempo, visto che non ci incontreremo mi riprometto comunque di tornare a trovarla o di ospitarla alla prima occasione quando passerà a Bologna.

La GT per questa notte farà compagnia alla sua bici viola con i fiori.

Dormire nel sacco a pelo mi è sempre piaciuto, mi sveglio riposato e pronto a mettermi in sella. Non volendo svaligiarle la dispensa penso bene di fare colazione al primo bar. Inutile dire che il primo bar decoroso si è palesato dopo un’ora e un quarto… nel frattempo avevo passato Este e mi ero fermato a fare una foto agli sbarramenti che regolano i volumi d’acqua nei canali collegati al fiume Frassino.

Non faccio in tempo a ripartire che sento la gomma posteriore sgonfiarsi, non è la toppa che ha ceduto ma una spina che ha bellamente superato tutti gli strati protettivi della poderosa gomma imperforabile, tolgo la spina e uno zampillo di liquido sigillante comincia a fare il suo lavoro, decido di non cambiare la camera ma di gonfiarla ad intervalli regolari per i successivi 40 chilometri in modo da non giocarmi una ulteriore camera d’aria prima del giro del pomeriggio.
Il liquido sigillante non riesce a riparare una camera d’aria bucata ma rallenta di molto la perdita di pressione, dopo altri dieci chilometri mi fermo a riportarla in pressione, mentre pompo vedo il liquido uscire da un terzo foro, in pratica ho forato tre volte in centocinquanta chilometri, veramente un record di inefficienza. Insisto nel portare in pressione e riparto, mi dovrò fermare un’altra volta soltanto ad una ventina di chilometri da Vicenza, del resto con due buchi ed una toppa su un terzo credo che il liquido abbia fatto miracoli.

Sulla ciclabile in direzione nord sono perennemente contro vento e ne approfitto per attaccarmi in scia dei vari stradisti che riesco a raggiungere, uno di questi vedendomi accodato mi cede il passo, ha una Wilier d’epoca color ramato tutta scrostata, il piglio di chi con quella bici di chilometri ne ha fatti parecchi. Appena vede che non ho il cambio subito attacca bottone e cominciamo a parlare di gare, di viaggi e di ultracycling, dice di aver corso anni fa, gli dico che anche io sto facendo alcune gare sulle lunghe distanze e lui resta incredulo quando gli dico che la bici arancione fluorescente che sto usando è proprio quella che mi ha portato per 4500 chilometri alla Transcontinental Race, mi fa mille complimenti e mi dice di essere stato campione del mondo, probabilmente si sta confondendo ma per rispetto dell’età che dimostra non lo contraddico, conosce tutte le gare che gli nomino e tra una chiacchiera e l’altra mi dice che lui svolterà a sinistra verso una salita mentre io continuerò in pianura, ci salutiamo e gli chiedo come si chiama, mi risponde: “Mi chiamo Marino Basso.”
E’ quel Marino Basso che è arrivato primo in ventisette tappe tra giro d’Italia, Tour de France e Vuelta a Espana, che è salito sul podio alla Milano-SanRemo, al giro delle Fiandre, alla Paris-Roubaix ed è anche il campione del mondo delle gare in linea nel ’72.

Ignaro dell’incontro improbabile appena occorso, arrivo al pub dove abbiamo appuntamento con gli altri e subito trovo Cento ad accogliermi, mangio una fetta di crescente con olive e pomodorini assieme ad un cappuccino ma subito la chiacchiera ha il sopravvento e finisco a perdermi in racconti e scambi di esperienze con altri ragazzi del giro.
Altre facce note si avvicendano, il padrone di casa Nicola e da Bologna Richard e Pier, assieme a decine di altri che il giorno dopo si daranno battaglia nel circuito da ciclocross.

Riesco a fare un cambio camera d’aria appena in tempo e siamo pronti alla partenza, tutti in gruppo ci dirigiamo verso la prima salita sterrata dove hanno appena potato ed io nonostante l’intaglio delle gomme slitto furiosamente appena provo a spingere un po’ più forte nelle curve più strette. Dopo una bella discesa pietrosa arriviamo ad una terrazza panoramica sulla città e ne approfittiamo per fare una foto di gruppo ed aspettare gli ultimi ritardatari. Ne approfitto per fare due chiacchiere con facce vecchie e nuove, i chilometri volano via tra sentieri e ghiaiate, sempre con un occhio alla coda del gruppo, in modo da vivere il giro tutti assieme, ci sarà tempo per le competizioni il giorno successivo, oggi si pensa solo alla merenda di fine giro e alla serata in compagnia.

Il giro si conclude con un breve tour nel centro città ed un ristoro in un bar che ci delizia con birra e tartine molto gustose. Ci salutiamo ed ognuno va a lavarsi e a prepararsi per la cena. Io ero d’accordo con un ex transcontinental per avere ospitalità ma siccome se ne stava beatamente nuotando in piscina ho ripiegato sull’ostello, che avevo già prenotato, e mentre mi sto infilando in doccia appare La Gabola col suo tono di voce inconfondibile che mi fa notare che ho la panza… è sempre un piacere ritrovare le vecchie conoscenze. Dopo una serie di giri improbabili raggiungiamo gli altri nel locale dove stanno facendo aperitivo e chi in bici e chi a piedi ci dirigiamo vedo la pizzeria che ci farà uno sconto “pizza e birra”, ovviamente a furia di chiacchierare finiamo per seguire il primo della fila che non sapendo la strada continuava ad andare diritto nella speranza che qualcuno gli desse indicazioni, resici conto dell’errore e dopo altri giri inutili ci ritroviamo stipati in una pizzeria da asporto con un solo pizzaiolo che come per magia riesce a servirci tutti in tempi ragionevoli. Ci spostiamo poi tutti ad un locale dove su una cargo bike è installato un intero dj set pilotato da chi mi dicono essere uno dei fondatori dei Tigers.
Anche la serata passa in fretta ma il freddo comincia a farsi pungente, sono in pantaloni corti ed antivento, non certo l’abbigliamento ideale per stare fuori a quelle temperature e facendo fronte a quella percentuale di umidità. Va a finire che restiamo fino a che non ci buttano fuori dal locale ed in un modo o nell’altro rientro con La Gabola in ostello.

Dopo qualche ora di sonno è ora di svegliarsi, il giorno prima mi ero messo d’accordo con un tedesco ed un brianzolo per andare assieme in bici fino al tracciato di gara, La Gabola sarebbe invece andato con un suo amico in macchina, lui è ancora in recupero a seguito di un incidente che ha compromesso la spalla ed è da un po’ che è rimasto a piedi, comunque non si è voluto lasciar scappare questo evento ed è risalito apposta in treno dal Molise.

Scendiamo comunque assieme a fare colazione e ci ritroviamo ad affrontaste l’antipatica macchina del caffè dell’ostello che ci propina del carbone liquido, ci consoliamo con una discreta quantità di croissant alla nutella giusto per toglierci dalla bocca il sapore di catrame del caffè.

A colazione conosco il friulano Andrea ed il brianzolo Marco, che incontrerò nuovamente alla Massacre la settimana successiva. Con Marco vado all’appuntamento con Jurgen e con una mezz’ora di teutonico ritardo partiamo sulla ciclabile in direzione Villaga che a forza di chiacchierare raggiungiamo appena in tempo per l’iscrizione alla competizione.

La botta presa a Torino alla PreCum mi ha lasciato con una bella contrattura intercostale, questo non mi permette di effettuare tutta una serie di movimenti fondamentali per permettermi di pedalare in salita sulla mia scatto fisso, sono quindi costretto a lasciare andare avanti i miei compagni di viaggio e ne approfitto per godermi il panorama a velocità ridotta.

Quando arrivo sul posto, tallonato lungo l’ultima discesa particolarmente ripida dalla macchia di Fresh, venuto assieme alla morosa a partecipare all’evento, mi trovo davanti un circuito di prim’ordine realizzato su un prato, con salite, discese, vasche di sabbia ed ostacoli vari ben distribuiti, a lato la trattoria Valle Verde e un bel parcheggio  dove un numero imprecisato di pedalatori si sta preparando effettuando le ultime modifiche e gli ultimi controlli alle bici.

Nel circuito girano tante facce note, oltre a quelli già presenti ieri si aggiungono altri single speeders e fissati, infatti la gara prevede che tutte le categorie partecipino contemporaneamente: maschi, femmine, single speed e scatto fisso.

Il tempo di scambiare due parole con alcuni e tocca avvicinarsi alla linea di partenza: i partecipanti dopo l’ultima pipì di rito dovranno correre giù da una discesa, estrarre le bici dal fosso dove sono state disposte ed entrare nel circuito dove gireranno per un’ora, poi un’ultimo giro e verrà decretato il vincitore.

Questo tipo di gare a tempo può sembrare curioso dato che non è definita una distanza da percorrere, non ci sono gli n giri da completare ma un periodo di tempo da coprire. A mio parere questa soluzione ha un duplice vantaggio, rende i partecipanti più lenti degli ostacoli viventi per i partecipanti più veloci che si ritroveranno a doverli superare anche più volte nel corso della gara, la gara si concluderà per tutti comunque nello stesso momento, eliminando di fatto la sensazione di esser di molto indietro ai primi e livellando psicologicamente l’esperienza per tutti a prescindere dal risultato, si andrà quindi alle premiazioni e a mangiare tutti assieme. La classifica verrà stilata in base al numero di passaggi effettuati da ciascuno di fronte al controllore di gara che ha il compito di segnare ogni passaggio di ciascuna pettorina.

La partenza è segnalata con dei fumogeni che vengono azionati e lanciati in mezzo alle bici, la torma di corridori si accalca verso il fossato ormai saturo di fumo e ciascuno cerca di recuperare il suo mezzo, saltano in sella e via a pestare.

Io mi avvicino in quella che sarà la zona del traguardo e cominciano subito gli scherzi: tra fumogeni attaccati alle selle, frustate, baci, sedie posizionate subito dopo gli ostacoli e chi più ne ha e più ne metta. I partecipanti sono costretti a soste quasi obbligate di idratazione a base di birra ed il tenore della gara è certamente molto competitivo ma anche molto goliardico.

L'immagine può contenere: 1 persona, è in bici, bicicletta e spazio all'aperto

Allo scoccare dell’ora si avvisa che sarà l’ultimo giro ed i primi a contendersi il podio scattano per determinare le prime posizioni, la tensione è esagerata e fino all’ultimo ostacolo c’è un testa a testa tra l’imolese Fagia ed il bresciano Niccolò, proprio quello che mi ispirò a partecipare alla prima Transcontinental. Al terzo posto si piazza Eric, giovanissimo e lanciatissimo verso la sua prossima avventura estiva che pare sarà la prossima edizione della TCR, probabilmente ci vedremo alla partenza e mi auguro anche all’arrivo.

–f-f-

Fra le donne è la ragazza di Andrea ad ottenere il primo posto e fra i fissati ???

Dopo le premiazioni arriva finalmente il momento del pranzo e ci sediamo fra le tavolate in ordine sparso, io sarò casualmente seduto vicino a Giacomo, che avevo già conosciuto al Carso Trail, lo avevo incrociato alla sera mentre ero in compagnia del dentista friulano che aveva perso il Garmin ed avevamo fatto un pezzo di strada assieme per condividere la luce dei nostri fari nel buio sul confine tra Slovenia ed Italia. Lo avevo poi perso e ritrovato nell’unica taverna aperta di Senozece dopo la cena abbondante lui aveva deciso di proseguire mentre io avevo preferito riposarmi un paio d’ore sulle panche che il taverniere cia vera messo a disposizione corredate di cuscini. Pare che abbia passato la notte intirizzito nella sua amaca a pochi chilometri di distanza, comunque non lo avevo più visto da quella sera. Al tavolo è seduto anche Giovanni, anche lui incrociato al Carso Trail con la sua bellissima FRM in carbon-kevlar full ammo da nove chili scarsi, anche lui ha corso e pare che si sia divertito molto. Incontrerò anche loro due alla Massacre la settimana successiva.

Fra i tavoli girano i Tigers a vendere i biglietti per l’estrazione dei prodotti offerti dagli sponsor: nastri manubrio, prodotti per lubrificare la trasmissione, abbigliamento di ogni genere dai calzini alle felpe, accessori vari e addirittura delle sedie di design. I numeri vengono estratti ed anche io porto a casa un nastro manubrio ed una mini bomboletta di WD-40, che mi tornerà sicuramente utile in una prossima avventura.

Le portate di primi e secondi sono intercalate da numerosi bis offerti dai camerieri, spazzoliamo tutto il menù e ci prepariamo per i saluti, anche questa volta i Tigers sono riusciti a radunare un numero consistente di crossisti ed il livello di soddisfazione è altissimo. Comincia quindi la processione degli abbracci agli organizzatori che peraltro alcuni di noi incontreranno nuovamente nel giro di pochi giorni a Treviso.

Io inforco la bici e mi dirigo verso Monselice dove mi aspetta Diana, né approfitto per ripercorrere una parte di collina a ritroso per tornare nello stesso punto dove avevo scattato la foto al mattino nella speranza di non essere più contro sole.

Il buio cala in men che non si dica e mi ritrovo a pedalare in strade non proprio amichevoli e per niente illuminate fino ad Este, poi il traffico aumenta e diminuisce di conseguenza la velocità, mi sento più tranquillo e poi ormai sono arrivato, il tempo di una bella doccia ed arriva Diana, ci perdiamo un po’ in chiacchiere davanti ad una tisana, mi racconta di tutti i viaggiatori e degli avventurieri che ha cono sicuto, dei suoi lunghi viaggi in moto e mi viene un po’ nostalgia di quando anche io scorrazzavo in sella alla mia adorata Dorsoduro. Lei ha gli occhi azzurri ancora pieni dei panorami meravigliosi catturati durante gli ultimi viaggi, i capelli ricci come le curve che ha affrontato per saziare la sua voglia di esplorare nuovi paesi, questo incontro alimenta la mia voglia di lavorare ad un prossimo progetto di viaggio ancora più ambizioso.

Al mattino facciamo colazione e lei va al lavoro, io mi preparo con più calma e pianifico il percorso per il rientro, uscendo scioccamente lascio gli occhiali in casa ed ormai mi sono tirato dietro la porta, spero potrà essere l’occasione per rivederci, intanto riparto verso sud sotto un cielo livido e vedo in lontananza le colonne d’acqua che si abbattono su qualche città all’orizzonte. Passando per Rovigo mi fermo a salutare Nure nel suo studio, scambiamo quattro chiacchiere sulle evoluzioni dei suoi nuovi progetti ed accompagnandolo a casa mi indirizza verso una ciclabile in direzione Ferrara.

Attraversando per “la città delle biciclette” ne approfitto per passare a salutare Cecio proprio nel suo primo giorno di lavoro integrativo, spero di vedere infatti presto una sua produzione di componentistica di qualità, già tempo fa mi aveva fornito due corone in acciaio inox delle quali ero rimasto particolarmente soddisfatto vista la longevità dei componenti, nel frattempo un impiego integrativo gli permetterò di lavorare ai suoi progetti con più tranquillità.

Fatto il punto della situazione sui suoi nuovi progetti priore do la strada verso casa sotto una pioggia leggera che mi ricorda l’anno passato a Londra, caratterizzato da quella insopportabile pioggerellina inutile che non bagnava nemmeno ma inumidiva fastidiosamente.

Gli ultimi 50 chilometri scorrono rapidi e visto che non ho avuto modo di ricaricare la pulce posteriore mi fermo in un bar per caricarla e ne approfitto per prendere un bel cappuccino caldo a San Giovanni in Persiceto. Sembra quasi che non abbia voglia di rientrare a casa, e che colga ogni occasione per ritardare il rientro, mi consolo però all’idea che fra qualche giorno sarò di nuovo in partenza sempre verso Nord, in provincia di Treviso, dove si disputerà la temibile Massacre, un Trail che promette di essere particolarmente difficile e metterà a dura prova i partecipanti ed i loro mezzi, io sarò pronto con la Cinelli Hobo Geo alla quale devo comunque cambiare il farcellino del cambio dato che l’ho spezzato alla Delta Gravel ormai tre settimane prima, speriamo che da Caleppio saranno così gentili da mandarmi un paio di pezzi in urgenza per permettermi di partecipare con la bici “giusta”, in alternativa toccherà azzardare e presentarmi in Zydeco.

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