Delta Gravel – 2018 – EDITING 90%

Ecco la gravellina di casa organizzata dagli amici della Ravonese di Bologna.

Consiste in un percorso di 140 chilometri prevalentemente pianeggianti tra Bologna e Campotto, il fondo è prevalentemente ghiaioso e fangoso ma a cavallo della Geo non temo nulla, del resto se è sopravvissuta al Carso Trail non si farà certo spaventare dai boschetti di casa.

Il clima è abbastanza incerto, nuvole grigie e qualche goccia random mi fanno pensare che ho fatto proprio bene a portarmi l’attrezzatura da pioggia completa di giacca impermeabile e sovrapantaloni lunghi.

L’appuntamento è alla Polisportiva Pontevecchio in Via Carlo Carli e subito trovo il fortissimo Andrea con la sua Zydeco,  ad averci pensato potevamo ance fare girare assieme “nonna” e “nipote”.

Andrea è un atleta che ad una grande resistenza alla fatica affianca uno spirito sempre allegro ed entusiasta. Con lui ho fatto il mio primo giro da 100 chilometri, “la via del mare“, organizzato per far vivere anche ai novizi delle lunghe distanze un’esperienza epica e far assaporare il gusto dell’impresa di raggiungere il mare da Bologna. Per me è stato molto avvincente accorarmi al drappello scanzonato che proprio a Campotto a fatto tappa per la notte per poi raggiungere il mare la mattina successiva.

Patiamo tutti in gruppo ma tra una pausa e l’altra rimaniamo io ed Andrea soli tra i sentieri e gli argini che portano fino all’oasi di Campotto. Dopo aver rattoppato una foratura raggiungiamo infatti il ristoro dove ci rifocilliamo in compagnia di Michele, noto meccanico del Pratello e della new entry che ci sorride dal passeggino.

Ricaricate le boracce ripartiamo e i fondi stradali si avvicendano nelle varie sfumature di asfalto asciutto, asfalto viscido, terra battuta compatta, ghiaia melmosa e argilla appiccicosa condita da erba a filo lungo che lega meccanicamente le parti in movimento della bicicletta.

Finchè ad un certo punto lungo un rettilineo argilloso sotto alla pioggia e controvento, sento un rumore sospettovenire dal posteriore, un “ploch” al quale segue una mancanza totale della trazione: il pagliericcio si è infilato tra gli ingranaggi del cambio e pedalando l’ho fondamentalmente strappato via dal telaio.

Per fortuna si è rotto solo il supporto del deragliatore posteriore ed il telaio è salvo, ora tocca tornare finire il giro in qualche modo, mancano ancora 50 chilometri, non resta altro da fare se non accorciare la catena e chiudere il giro in single speed.

Rientriamo alla polisportiva non senza qualche inconveniente, scoprirò che il mio non è l’unico deragliatore che è saltato, ci sono anche un buon numero di persone ancora per strada ma noi non vediamo altro se non il banchetto che ci è stato offerto al post gara. Era ormai qualche chilometro che lamentavo un certo languorino e se non fossi stato in compagnia di Andrea mi sarei sicuramente fermato ad un bar per prendere qualcosa anche se mancavano solo pochi chilometri.

All’arrivo, tra i tavoli e le panche, ci sono solo persone soddisfatte, questi 140 chilometri di pianura a tratti sotto alla pioggia e su terreno argilloso che impastava le gomme ci hanno restituito una bella esperienza vissuta in compagnia.  Anche chi conosceva bene le zone come Andrea si è compiaciuto di alcuni passaggi e si è riproposto di includerli nella traccia per la prossima via del mare.

Per quanto mi riguarda, rientro con la bici mutilata, nella speranza di trovare un farceli o di ricambio per rimettere in pista al più presto la Geo e cominciare a pianificare la prossima avventura assieme.

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